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Palpitazioni: cause, sintomi e quando preoccuparsi

Le palpitazioni rappresentano una delle sensazioni più comuni che spingono le persone a rivolgersi al medico. Si tratta della percezione accentuata del proprio battito cardiaco, che può apparire accelerato, irregolare o particolarmente intenso. Questa sensazione può manifestarsi a livello del torace, della gola o del collo, e spesso genera preoccupazione.

Nella maggior parte dei casi, le palpitazioni sono innocue e riconducibili a fattori quotidiani come stress, caffeina o attività fisica. Tuttavia, capire quando rappresentano un segnale da non sottovalutare è fondamentale per la propria salute cardiovascolare.

Questo articolo fornisce informazioni chiare sulle cause più frequenti, sulla differenza con altri disturbi del ritmo e sulle azioni concrete da intraprendere quando si presentano.

A cosa sono dovute le palpitazioni?

Le palpitazioni possono originare da molteplici fattori, sia fisiologici che patologici. Il cuore normalmente batte senza che ne siamo consapevoli, ma alcune condizioni rendono il battito percepibile e fastidioso.

Le circostanze più comuni includono situazioni in cui il cuore lavora più intensamente per rispondere a bisogni specifici dell’organismo. Durante uno sforzo fisico, ad esempio, il muscolo cardiaco pompa più sangue ai muscoli attivi, aumentando naturalmente la frequenza. Analogamente, gli stati emotivi intensi attivano il sistema nervoso simpatico, che prepara il corpo a reagire rapidamente.

Anche sostanze che assumiamo quotidianamente possono provocare palpitazioni. La caffeina contenuta in caffè, tè e bevande energetiche stimola il sistema cardiovascolare. Lo stesso effetto lo producono alcuni farmaci, come i decongestionanti nasali contenenti pseudoefedrina, e naturalmente la nicotina presente nelle sigarette.

Le variazioni ormonali giocano un ruolo significativo, specialmente nelle donne. Durante il ciclo mestruale, la gravidanza o la menopausa, i cambiamenti nei livelli ormonali possono alterare temporaneamente il ritmo cardiaco. Anche i disturbi della tiroide, con eccesso o carenza di ormoni tiroidei, influenzano direttamente la frequenza del battito.

Cause comuni delle palpitazioni

Tra le cause più frequenti di palpitazioni troviamo fattori legati allo stile di vita e condizioni facilmente identificabili.

Lo stress emotivo e l’ansia rappresentano probabilmente la causa principale. La tensione psicologica prolungata o gli attacchi di panico scatenano una cascata di reazioni nel corpo che includono il rilascio di adrenalina, ormone che accelera il battito cardiaco.

L’attività fisica intensa, specialmente se non si è abituati, richiede un maggiore apporto di ossigeno ai muscoli, costringendo il cuore a lavorare più velocemente. Questa è una risposta normale che dovrebbe normalizzarsi dopo il riposo.

I pasti abbondanti o difficili da digerire possono causare palpitazioni perché l’apparato digerente richiama una quantità importante di sangue per completare la digestione, influenzando temporaneamente il ritmo cardiaco.

La febbre aumenta il metabolismo corporeo e, per dissipare il calore in eccesso, il corpo dilata i vasi sanguigni superficiali. Per mantenere una pressione adeguata nonostante questa dilatazione, il cuore accelera.

La disidratazione riduce il volume del sangue circolante, costringendo il cuore a battere più velocemente per garantire un’adeguata perfusione degli organi.

L’anemia, ossia la riduzione dei globuli rossi, limita la capacità del sangue di trasportare ossigeno, e il cuore compensa aumentando la frequenza delle contrazioni.

Che differenza c’è tra palpitazione e tachicardia?

Spesso i due termini vengono usati come sinonimi, ma indicano fenomeni diversi. La tachicardia è un dato oggettivo: si verifica quando la frequenza cardiaca supera i 100 battiti al minuto a riposo. Può essere misurata con precisione attraverso la palpazione del polso o strumenti medici.

Le palpitazioni, invece, sono una percezione soggettiva. Una persona avverte che il cuore batte in modo anomalo, ma questo non significa necessariamente che ci sia una tachicardia misurabile. Si può avere la sensazione di palpitazioni anche con un ritmo cardiaco normale, per esempio quando si percepisce un’extrasistole, cioè un battito che arriva prima del previsto seguito da una pausa compensatoria.

In sintesi, la tachicardia può causare palpitazioni, ma si possono avere palpitazioni senza tachicardia. Le palpitazioni descrivono ciò che si sente, mentre la tachicardia definisce un’alterazione misurabile del ritmo.

Come capire se sono palpitazioni da ansia?

Riconoscere l’origine ansiosa delle palpitazioni è importante per gestirle adeguatamente ed evitare preoccupazioni eccessive.

Le palpitazioni legate all’ansia presentano caratteristiche distintive. Tipicamente compaiono durante o immediatamente dopo situazioni stressanti, momenti di tensione emotiva o pensieri preoccupanti. Non sono correlate allo sforzo fisico e possono manifestarsi anche a riposo o di notte.

Sono spesso accompagnate da altri sintomi tipici dell’ansia: sensazione di costrizione toracica, respiro affannoso o superficiale, sudorazione, tremori, capogiri e senso di irrealtà. La persona può avvertire una paura intensa, talvolta con timore di morire o perdere il controllo.

Un elemento caratteristico è la variabilità: le palpitazioni da ansia tendono ad andare e venire, peggiorando nei momenti di maggiore tensione e migliorando quando ci si distrae o ci si rilassa. Non sono associate a dolore toracico persistente né a perdita di coscienza.

Tecniche di rilassamento come la respirazione diaframmatica spesso riducono rapidamente i sintomi, cosa che non accade se le palpitazioni hanno origine cardiaca organica.

Palpitazioni occasionali: quando preoccuparsi

La maggior parte delle palpitazioni occasionali è benigna. Se durano pochi secondi, si verificano raramente e non sono accompagnate da altri sintomi, generalmente non richiedono valutazione medica urgente.

Esistono però segnali d’allarme che indicano la necessità di una valutazione cardiologica tempestiva. Le palpitazioni vanno considerate serie quando sono associate a dolore toracico intenso o prolungato, specialmente se irradiato al braccio, alla mandibola o alla schiena.

La perdita di coscienza o lo svenimento durante le palpitazioni è sempre un sintomo preoccupante che richiede accertamenti immediati. Anche la difficoltà respiratoria importante, che impedisce di completare una frase, va valutata urgentemente.

Se le palpitazioni diventano più frequenti nel tempo, durano più a lungo o cambiano caratteristiche, è consigliabile una visita cardiologica. Lo stesso vale per chi ha fattori di rischio cardiovascolare come ipertensione, diabete, colesterolo alto o familiarità per malattie cardiache.

Le persone con storia di cardiopatie note devono sempre segnalare palpitazioni nuove o diverse da quelle eventualmente già sperimentate.

Cosa fare se si hanno le palpitazioni

Quando si avvertono palpitazioni, il primo passo è mantenere la calma. L’ansia può peggiorare la percezione del sintomo, creando un circolo vizioso.

Se le palpitazioni compaiono per la prima volta, è utile sedersi o sdraiarsi in posizione comoda, respirare lentamente e profondamente. Spesso questo semplice intervento aiuta il ritmo a normalizzarsi.

Monitorare il polso può fornire informazioni utili: contare i battiti per 15 secondi e moltiplicare per quattro permette di stimare la frequenza cardiaca. Annotare quando si verificano le palpitazioni, quanto durano e in quali circostanze compaiono aiuta il medico nella diagnosi.

Evitare sostanze stimolanti come caffeina, alcol e nicotina può ridurre significativamente gli episodi. Anche una buona idratazione e pasti regolari non troppo abbondanti contribuiscono alla prevenzione.

Se le palpitazioni persistono per più di qualche minuto, sono molto intense o si accompagnano ai sintomi d’allarme descritti, è necessario rivolgersi al pronto soccorso.

Per episodi ricorrenti senza sintomi gravi, una visita presso il cardiologo permette di effettuare esami specifici come l’elettrocardiogramma o l’Holter cardiaco, che registra il ritmo cardiaco per 24-48 ore, identificando eventuali alterazioni intermittenti.