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Vitamina D bassa: sintomi, valori normali e come integrarla

La vitamina D è una sostanza liposolubile che il nostro organismo produce principalmente attraverso l’esposizione alla luce solare e, in misura minore, assume attraverso l’alimentazione. A differenza di altre vitamine, agisce come un vero e proprio ormone, regolando processi fondamentali per la salute delle ossa e del sistema immunitario.

Conoscere i propri livelli di vitamina D, riconoscere i segnali di una possibile carenza e sapere quando è necessaria un’integrazione sono aspetti essenziali per preservare il benessere generale. Questo articolo fornisce informazioni chiare su valori normali, sintomi da monitorare e strategie di prevenzione basate sulle indicazioni più recenti.

La funzione chiave della vitamina D nell’organismo

La vitamina D svolge un ruolo cruciale nel regolare l’assorbimento intestinale di calcio e fosforo, due minerali indispensabili per la mineralizzazione ossea. Senza adeguati livelli di questa vitamina, le ossa non riescono a fissare correttamente il calcio, diventando fragili e soggette a deformazioni.

Oltre alla salute scheletrica, la vitamina D partecipa alla modulazione del sistema immunitario, contribuendo alla risposta infiammatoria dell’organismo. Influenza inoltre la funzione muscolare e il mantenimento della forza, riducendo il rischio di cadute, particolarmente rilevante per gli anziani.

Una volta prodotta nella pelle o assorbita nell’intestino, la vitamina D viene trasportata dal sangue al fegato e ai reni, dove subisce trasformazioni che la rendono attiva e utilizzabile dall’organismo.

Fonti principali: sole e alimentazione

Circa l’80-90% della vitamina D presente nel nostro corpo si forma nella pelle grazie all’esposizione ai raggi ultravioletti di tipo B (UVB). Durante i mesi estivi, bastano 10-15 minuti di esposizione solare su viso, braccia e gambe, senza protezione solare, per stimolare una produzione adeguata. In inverno, quando i raggi sono più deboli e la pelle è coperta dagli indumenti, la sintesi si riduce drasticamente.

In quali alimenti si trova la vitamina D?

Le fonti alimentari contribuiscono solo per il 10-20% al fabbisogno giornaliero. Gli alimenti più ricchi di vitamina D includono:

AlimentoCaratteristica
Pesci grassi (salmone, sgombro, aringa, sardine, tonno)Fonte naturale ricca
Olio di fegato di merluzzoLa fonte naturale più concentrata
Tuorlo d’uovoContiene quantità moderate
Fegato (bovino o di altri animali)Fonte animale
Formaggi grassiIn particolare quelli stagionati
Alimenti fortificati (latte, cereali, succhi)Arricchiti industrialmente

Per raggiungere il fabbisogno giornaliero solo con la dieta sarebbero necessarie porzioni molto abbondanti di questi cibi, motivo per cui l’esposizione solare resta la strategia più efficace.

Valori normali e quando la vitamina D è bassa

I livelli di vitamina D si misurano con un esame del sangue che dosa il 25-idrossivitamina D, espresso in nanogrammi per millilitro (ng/ml) o nanomoli per litro (nmol/L). Secondo le indicazioni dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), i valori si classificano così:

ClassificazioneValori (ng/ml)Valori (nmol/L)
Carenza graveinferiore a 1230
Insufficienzatra 12 e 20
Valori ottimalisuperiori a 20
Eccesso potenzialmente tossicooltre 100

L’AIFA raccomanda l’integrazione farmacologica solo quando i valori scendono sotto i 12 ng/ml, salvo condizioni specifiche come l’osteoporosi, dove può essere indicata anche con livelli superiori.

Quali sono i sintomi di mancanza di vitamina D?

Riconoscere una carenza di vitamina D non è sempre immediato, poiché i sintomi iniziali possono essere aspecifici. I segnali più comuni includono:

  • debolezza muscolare persistente e facile affaticabilità
  • dolori ossei diffusi o localizzati, particolarmente a livello della schiena e delle anche
  • dolori muscolari senza causa apparente
  • frequenti cadute dovute a ridotta forza muscolare
  • fragilità ossea con aumentato rischio di fratture
  • denti più vulnerabili alle carie e alle infezioni.

Nei bambini, una carenza grave può causare rachitismo, con deformazioni scheletriche e ritardo della crescita. Negli adulti, la mancanza prolungata porta all’osteomalacia, condizione in cui le ossa mantengono una struttura esterna integra ma presentano un contenuto minerale insufficiente, risultando molli e dolenti.

Fattori di rischio per la carenza

Alcune categorie di persone sono particolarmente esposte al rischio di sviluppare livelli insufficienti di vitamina D.

  • Anziani: la capacità della pelle di produrre vitamina D diminuisce con l’età, e molti anziani trascorrono poco tempo all’aperto
  • Neonati e bambini: necessitano di apporti adeguati per la crescita ossea
  • Donne in gravidanza e allattamento: il fabbisogno aumenta per sostenere lo sviluppo del feto
  • Persone con carnagione scura: la melanina riduce la capacità della pelle di sintetizzare vitamina D
  • Chi vive in regioni con scarsa esposizione solare o resta spesso al chiuso
  • Persone obese: la vitamina D viene sequestrata nel tessuto adiposo
  • Pazienti con malassorbimento intestinale: celiachia, morbo di Crohn o insufficienza pancreatica
  • Chi assume farmaci specifici: alcuni anticonvulsivanti e corticosteroidi interferiscono con il metabolismo della vitamina D

Prevenzione della carenza: strategie pratiche

Per mantenere livelli adeguati di vitamina D senza ricorrere necessariamente agli integratori, è sufficiente adottare abitudini quotidiane semplici ed efficaci.

Esposizione solare regolare: trascorrere tempo all’aperto durante le ore centrali della giornata, da aprile a settembre, esponendo braccia, gambe e viso per 10-15 minuti almeno tre volte alla settimana. Nelle stagioni fredde, sfruttare ogni opportunità di stare al sole, anche per brevi periodi.

Alimentazione varia: includere regolarmente nella dieta pesci grassi (almeno due porzioni settimanali), uova e, se gradito, olio di fegato di merluzzo. Scegliere alimenti fortificati può contribuire all’apporto complessivo.

Attività fisica all’aperto: combinare movimento e luce solare migliora sia la produzione di vitamina D sia la salute muscolo-scheletrica.

L’integrazione: quando e come

L’integrazione farmacologica di vitamina D richiede la prescrizione medica e non deve essere intrapresa autonomamente. I preparati più comuni contengono colecalciferolo (vitamina D3), la stessa forma prodotta dalla pelle, o calcifediolo, una forma già parzialmente attivata.

L’AIFA specifica che l’integrazione a carico del Servizio Sanitario Nazionale è indicata in presenza di:

  • carenza documentata con valori inferiori a 12 ng/ml
  • osteoporosi in trattamento farmacologico
  • condizioni particolari come rachitismo, osteomalacia o ipoparatiroidismo.

Il dosaggio e la frequenza di somministrazione (giornaliera, settimanale o mensile) vengono stabiliti dal medico in base ai livelli iniziali e alle condizioni cliniche del paziente. L’eccesso di vitamina D può causare ipercalcemia, con sintomi come nausea, vomito, debolezza e, nei casi gravi, calcificazioni d’organo.

La vitamina D fa aumentare il colesterolo?

No, la vitamina D non causa un aumento del colesterolo nel sangue. Al contrario, alcuni studi suggeriscono che livelli adeguati di vitamina D potrebbero associarsi a un profilo lipidico più favorevole, anche se il meccanismo non è ancora completamente chiarito. La vitamina D viene sintetizzata a partire da un precursore simile al colesterolo (7-deidrocolesterolo) presente nella pelle, ma questo processo non influisce sui livelli di colesterolo circolante né sul rischio cardiovascolare.