Esami funzionalità renale: quali fare e come interpretarli
I reni svolgono un ruolo essenziale nell’eliminazione delle scorie metaboliche, nella regolazione dell’equilibrio idro-salino e nel mantenimento della pressione arteriosa. Quando la loro funzionalità si riduce, spesso in modo silenzioso, sostanze tossiche possono accumularsi nell’organismo causando danni progressivi. Per questo motivo, individuare precocemente eventuali alterazioni attraverso esami specifici permette di intervenire tempestivamente e proteggere la salute generale.
Gli esami per la funzionalità renale rappresentano strumenti diagnostici semplici ma fondamentali, in grado di fornire informazioni precise sullo stato dei reni. Vediamo quali sono i test principali, quando è opportuno eseguirli e come interpretare i risultati.
Quali analisi fare per vedere la funzionalità dei reni
Il pannello diagnostico completo per valutare la funzionalità renale comprende diversi esami del sangue e delle urine. Non esiste un unico test, ma una combinazione di parametri che, nel loro insieme, forniscono un quadro accurato della capacità filtrante dei reni.
Gli esami ematici principali includono:
- creatinina sierica
- azotemia (o urea)
- velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR)
- elettroliti (sodio, potassio, calcio, fosforo, magnesio)
- acido urico
A questi si aggiunge l’esame delle urine completo, che rileva eventuali anomalie come presenza di proteine, sangue o cellule. In alcuni casi può essere richiesta anche la raccolta delle urine delle 24 ore per misurare la clearance della creatinina o l’escrezione proteica totale.
Creatinina sierica e velocità di filtrazione glomerulare
La creatinina sierica è uno dei marcatori più utilizzati per valutare la funzione renale. Si tratta di una sostanza di scarto prodotta dal normale metabolismo muscolare che viene filtrata dai reni ed eliminata con le urine. Quando i reni funzionano correttamente, i livelli di creatinina nel sangue rimangono stabili e contenuti.
Valori di riferimento orientativi sono compresi tra 0,6-1,2 mg/dL per gli uomini e 0,5-1,1 mg/dL per le donne, anche se possono variare leggermente in base al laboratorio e alle caratteristiche individuali come massa muscolare ed età.
L’eGFR rappresenta la stima della velocità di filtrazione glomerulare, calcolata attraverso formule matematiche che considerano non solo la creatinina ma anche età, sesso e talvolta etnia del paziente. Questo valore esprime quanti millilitri di sangue vengono filtrati dai glomeruli renali ogni minuto ed è considerato l’indicatore più affidabile della funzionalità renale globale.
Un eGFR superiore a 90 mL/min/1,73 m² indica una funzione renale normale, mentre valori inferiori a 60 mL/min/1,73 m² mantenuti per almeno tre mesi suggeriscono la presenza di malattia renale cronica.
Azotemia ed elettroliti
L’azotemia misura la quantità di azoto ureico nel sangue, prodotto finale del metabolismo proteico. L’urea viene sintetizzata nel fegato e successivamente eliminata dai reni. Livelli elevati possono indicare ridotta funzionalità renale, ma anche disidratazione o dieta ricca di proteine.
I valori normali oscillano generalmente tra 10 e 50 mg/dL, ma l’interpretazione deve sempre avvenire insieme agli altri parametri renali.
Gli elettroliti sono minerali che svolgono funzioni vitali nell’organismo. I reni regolano finemente il loro equilibrio e alterazioni significative possono segnalare problemi renali.
- Sodio: fondamentale per l’equilibrio dei fluidi corporei
- Potassio: essenziale per la funzione cardiaca e muscolare
- Calcio e fosforo: coinvolti nella salute ossea e in numerosi processi metabolici
- Magnesio: partecipa a centinaia di reazioni enzimatiche
Squilibri elettrolitici possono manifestarsi nelle fasi avanzate dell’insufficienza renale e richiedono monitoraggio attento.
Esame delle urine
L’esame chimico-fisico e microscopico delle urine completa la valutazione della funzionalità renale. Permette di rilevare anomalie che le analisi del sangue potrebbero non evidenziare nelle fasi iniziali.
Parametri rilevanti includono:
- Proteinuria: la presenza di proteine nelle urine indica danno ai glomeruli
- Ematuria: sangue nelle urine può segnalare infezioni, calcoli o patologie renali
- Leucociti e nitriti: suggeriscono infezioni delle vie urinarie
- Glucosio: può indicare diabete non controllato
- Densità e pH: forniscono informazioni sulla capacità di concentrazione renale
Come si fa a capire che i reni non funzionano bene
Nelle fasi iniziali, la ridotta funzionalità renale spesso non provoca sintomi evidenti. Quando i disturbi compaiono, possono includere gonfiore alle gambe, affaticamento persistente, riduzione dell’appetito, nausea, alterazioni della diuresi e difficoltà di concentrazione.
I valori che indicano problemi ai reni sono principalmente:
- creatinina elevata rispetto ai livelli normali
- eGFR inferiore a 60 mL/min/1,73 m² per oltre tre mesi
- azotemia aumentata in modo persistente
- presenza di proteine o sangue nelle urine
- alterazioni degli elettroliti, specialmente potassio e fosforo
È importante sottolineare che un singolo valore alterato non è sempre indicativo di patologia: serve una valutazione nel tempo e contestualizzata alla storia clinica della persona.
Quando effettuare il controllo della funzionalità renale
Il controllo periodico è raccomandato per persone con fattori di rischio quali diabete, ipertensione arteriosa, familiarità per malattie renali, età superiore ai 60 anni, obesità o uso prolungato di farmaci potenzialmente nefrotossici.
In presenza di patologia renale accertata, la frequenza dei controlli viene stabilita dal medico in base allo stadio della malattia e può variare da trimestrale ad annuale.
Anche in assenza di fattori di rischio, inserire gli esami della funzionalità renale nei check-up periodici rappresenta una buona pratica preventiva.
Preparazione agli esami e interpretazione dei risultati
Per gli esami del sangue è generalmente richiesto il digiuno da almeno 8-12 ore. È importante mantenere una buona idratazione nei giorni precedenti e informare il medico su eventuali farmaci assunti, poiché alcuni possono influenzare i risultati.
L’esame delle urine si esegue preferibilmente su primo campione del mattino, raccolto seguendo le norme igieniche indicate dal punto prelievi.
L’interpretazione dei risultati deve sempre essere affidata al medico, che valuterà i dati nel contesto clinico complessivo. Variazioni occasionali possono dipendere da condizioni transitorie, mentre alterazioni persistenti richiedono approfondimenti e monitoraggio specialistico.