Pachimetria: cos’è, a cosa serve e come funziona l’esame
La pachimetria è un esame oculistico che misura lo spessore della cornea, il tessuto trasparente che riveste la superficie anteriore dell’occhio. Questo parametro, espresso in micrometri (μm), fornisce informazioni essenziali per diagnosticare diverse patologie oculari e valutare l’idoneità del paziente a determinati interventi chirurgici. La misurazione risulta particolarmente importante perché lo spessore corneale influenza l’accuratezza della rilevazione della pressione intraoculare, un dato cruciale nella gestione del glaucoma.
Il termine deriva dal greco “pachys” (spesso) e “metron” (misura), riferendosi proprio alla capacità di quantificare con precisione questo parametro anatomico.
Prestazioni
A cosa serve la pachimetria
La pachimetria corneale risponde a diverse esigenze diagnostiche e terapeutiche. Permette di correggere le misurazioni della pressione oculare: cornee più sottili tendono a sottostimare la pressione reale, mentre cornee più spesse possono sovrastimarla. Questo aspetto è fondamentale per identificare correttamente i pazienti a rischio di glaucoma e monitorare l’efficacia delle terapie.
L’esame viene utilizzato anche per diagnosticare e seguire nel tempo patologie degenerative come il cheratocono, una condizione in cui la cornea assume progressivamente una forma conica assottigliandosi. Inoltre, la pachimetria è indispensabile prima di qualsiasi intervento di chirurgia refrattiva laser: rimuovere tessuto corneale mediante laser richiede uno spessore iniziale sufficiente per mantenere la stabilità strutturale dell’occhio.
Altri utilizzi includono la valutazione dell’edema corneale, il monitoraggio post-operatorio dopo trapianti di cornea e la pianificazione di procedure come il cross-linking per il cheratocono.
Indicazioni per la pachimetria
L’esame viene prescritto in diverse situazioni cliniche:
- Pazienti con diagnosi di glaucoma o sospetto glaucoma, per valutare correttamente la pressione intraoculare
- Candidati alla chirurgia refrattiva (PRK, LASIK, SMILE) per correggere miopia, ipermetropia o astigmatismo
- Persone con cheratocono o altre patologie corneali degenerative
- Pazienti che devono sottoporsi a trapianto di cornea
- Individui con valori di pressione oculare borderline che necessitano di approfondimenti
- Portatori di lenti a contatto per periodi prolungati, per verificare eventuali alterazioni corneali
Come si svolge l’esame di pachimetria
La pachimetria può essere eseguita con due metodiche principali:
| Metodica | Tipo di contatto | Caratteristiche | Informazioni fornite |
|---|---|---|---|
| Pachimetria a ultrasuoni | Contatto con la cornea (richiede collirio anestetico) | Sonda appoggiata sulla superficie corneale che emette ultrasuoni; possibilità di ripetere misurazioni in diversi punti | Misurazione dello spessore corneale |
| Pachimetria ottica | Nessun contatto | OCT o telecamere Scheimpflug; paziente fissa una mira luminosa; acquisizione automatica | Mappa pachimetrica dettagliata che mostra lo spessore in ogni punto della superficie corneale; più confortevole |
Preparazione all’esame
La preparazione alla pachimetria è generalmente semplice. La raccomandazione principale riguarda i portatori di lenti a contatto: è necessario sospenderne l’uso nei giorni precedenti l’esame. Per le lenti morbide, solitamente bastano 3-5 giorni di astensione; per le lenti rigide gas-permeabili o per valutazioni pre-chirurgiche, il periodo può estendersi fino a due settimane.
Questa precauzione è necessaria perché le lenti a contatto possono modificare temporaneamente la forma e lo spessore della cornea, alterando i risultati della misurazione. Non sono richieste altre preparazioni specifiche: il paziente può alimentarsi normalmente e assumere le sue terapie abituali. È utile arrivare all’appuntamento senza trucco sugli occhi se verrà utilizzata la metodica a ultrasuoni.
Quanto dura la pachimetria
La pachimetria è un esame rapido: la procedura vera e propria richiede solitamente 5-10 minuti per entrambi gli occhi. Con la metodica ottica, le scansioni si completano in pochi secondi, mentre con quella a ultrasuoni possono essere necessari alcuni minuti aggiuntivi per ripetere le misurazioni e garantire l’accuratezza dei dati.
Considerando anche il tempo per l’accoglienza del paziente, l’eventuale instillazione del collirio anestetico e la registrazione dei risultati, l’intera visita raramente supera i 15-20 minuti. La brevità dell’esame lo rende particolarmente adatto anche a pazienti anziani o con ridotta capacità di collaborazione.
La pachimetria corneale è un esame OCT?
La pachimetria e l’OCT (Tomografia a Coerenza Ottica) sono esami distinti, anche se correlati. L’OCT è una tecnologia di imaging che può essere utilizzata per eseguire la pachimetria, rappresentando una delle metodiche ottiche disponibili. Tuttavia, l’OCT fornisce molte più informazioni rispetto alla sola misurazione dello spessore corneale: permette di visualizzare in sezione la struttura stratificata della cornea e della retina con risoluzione micrometrica.
Quindi, la pachimetria può essere eseguita come parte di un esame OCT del segmento anteriore, ma non tutte le pachimetrie sono esami OCT. La pachimetria a ultrasuoni e quella con telecamera Scheimpflug, ad esempio, utilizzano tecnologie diverse dall’OCT pur fornendo misurazioni altrettanto accurate dello spessore corneale.
Valori normali e interpretazione
| Spessore corneale | Valori (μm) | Significato clinico |
|---|---|---|
| Normale | 520-540 (range 500-560) | Valori nella norma |
| Cornea sottile | < 500 | Possibile cheratocono; sottostima della pressione oculare; possibile controindicazione alla chirurgia refrattiva |
| Cornea spessa | > norma | Sovrastima della pressione intraoculare con rischio di diagnosi errate di glaucoma; possibile associazione a distrofie corneali o edema |
Controindicazioni e sicurezza
La pachimetria non presenta controindicazioni significative e può essere eseguita su pazienti di qualsiasi età, inclusi bambini e anziani. L’esame non è doloroso né pericoloso. L’unico requisito è una minima collaborazione del paziente per mantenere lo sguardo fisso durante le misurazioni. In caso di infezioni oculari acute, l’esame può essere rinviato per motivi igienici, soprattutto se si utilizza la metodica a contatto.