Allergia agli acari della polvere: sintomi e come prevenirla
L’allergia agli acari è una reazione alle proteine contenute negli escrementi degli acari della polvere domestica. A differenza dell’allergia ai pollini dura tutto l’anno, con picchi in autunno e in primavera, e dà sintomi respiratori che peggiorano di notte e al risveglio, perché è a letto che l’esposizione è massima. È l’allergia respiratoria più diffusa.
Che cosa sono gli acari della polvere
Gli acari della polvere domestica sono microrganismi lunghi frazioni di millimetro, invisibili a occhio nudo. Le due specie più comuni nelle case italiane sono Dermatophagoides pteronyssinus e Dermatophagoides farinae. Si nutrono delle scaglie di pelle che ogni persona perde continuamente, e questo spiega dove vivono.
Due equivoci vanno chiariti subito: non pungono e non sono parassiti. Non entrano in contatto con la pelle e non causano prurito per morso. Il problema non sono gli acari in sé, ma le proteine dei loro escrementi, in particolare l’allergene Der p 1: particelle leggerissime che si sollevano quando si rifà il letto o si cammina su un tappeto, restano sospese pochi minuti e poi sedimentano.
Il loro habitat è il tessile della camera da letto: materasso, cuscini, piumoni, coperte, ma anche divani, tappeti, moquette, tende pesanti e peluche. Prosperano tra i 20 e i 25 gradi con umidità relativa sopra il 60%: sono esattamente le condizioni di una camera riscaldata e poco arieggiata.
Perché si diventa allergici agli acari
Alla base c’è una predisposizione costituzionale chiamata atopia: la tendenza, in buona parte ereditaria, a produrre anticorpi IgE verso sostanze innocue. Avere un genitore allergico aumenta il rischio, averli entrambi lo aumenta ancora.
Sulla predisposizione agisce l’esposizione. La sensibilizzazione è un processo progressivo: il sistema immunitario incontra l’allergene ripetutamente e a un certo punto comincia a produrre IgE specifiche. Da quel momento ogni nuova esposizione innesca la liberazione di istamina e i sintomi. Poiché il processo richiede tempo, l’allergia agli acari può manifestarsi per la prima volta anche in età adulta, magari dopo un trasloco in una casa più umida: non è una condizione che riguarda solo i bambini.
I sintomi dell’allergia agli acari
I sintomi sono prevalentemente respiratori e, nella forma tipica, presenti tutto l’anno:
- rinite persistente: starnuti a salve, naso chiuso, rinorrea acquosa, prurito nasale;
- congiuntivite: occhi rossi, lacrimazione, prurito oculare;
- tosse secca, in particolare notturna e nelle prime ore del mattino;
- asma: respiro sibilante, senso di costrizione toracica, affanno sotto sforzo;
- peggioramento dell’eczema atopico in chi già ne soffre;
- stanchezza diurna e difficoltà di concentrazione, conseguenza di un sonno frammentato.
Perché i sintomi peggiorano di notte e al risveglio
È il criterio che distingue l’allergia agli acari da quella ai pollini, e chiunque può verificarlo da solo. Il materasso e il cuscino sono il luogo di massima concentrazione dell’allergene, e a letto ci si passano sette o otto ore consecutive con il viso a pochi centimetri dalla fonte. Ogni movimento durante il sonno risolleva le particelle.
Il risultato è il quadro tipico: naso chiuso che peggiora nella notte, salve di starnuti nei primi minuti dopo il risveglio, tosse secca notturna. Nell’allergia ai pollini succede il contrario, con sintomi che compaiono all’aperto e nelle ore centrali. Se i disturbi si accendono in camera da letto e migliorano stando fuori casa o in vacanza, l’orientamento è chiaro.
Allergia agli acari nei bambini
Nel bambino la presentazione è spesso diversa da quella dell’adulto. Prevalgono la componente asmatica, con tosse notturna ricorrente e broncospasmo in occasione delle infezioni respiratorie, e le otiti e le riniti che si ripetono, attribuite di volta in volta ai virus e mai inquadrate nel loro insieme.
L’impatto che si sottovaluta di più è quello sul sonno: un bambino che dorme male ha un rendimento scolastico peggiore, si distrae e appare irritabile. Un campanello d’allarme utile per i genitori è la ricorrenza della camera da letto e delle prime ore del mattino nella cronologia dei sintomi.
Acari e stagioni: quando è il periodo peggiore
Gli acari ci sono tutto l’anno, ma la carica allergenica non è costante: ha due picchi, uno in settembre-novembre e uno in primavera. L’autunno è il peggiore, e per ragioni che si sommano tra loro. Si riaccendono i riscaldamenti, che portano la camera nella finestra termica ideale per gli acari. L’umidità stagionale resta alta. Si arieggia meno e si passa molto più tempo in ambienti chiusi. Si riaprono piumoni, coperte e tappeti rimasti mesi in un armadio. Il risultato è che a fine estate la popolazione di acari cresciuta nei mesi caldi rilascia la sua massima quantità di allergene proprio quando la casa si chiude.
Al contrario, i sintomi migliorano in alta montagna sopra i 1.500 metri, dove l’aria secca e le temperature basse rendono la sopravvivenza degli acari molto difficile. È un’osservazione che molti allergici fanno spontaneamente e che ha valore orientativo.
Il calendario dell’allergico nell’Alto Milanese
Settembre-novembre: picco degli acari, con il rientro in ambienti chiusi e la riaccensione dei riscaldamenti. Inverno: acari a livelli ancora alti, cui si aggiungono le muffe degli ambienti umidi. Primavera: secondo picco degli acari che si sovrappone alla stagione pollinica, ed è il periodo in cui i quadri si confondono di più. Estate: carico allergenico complessivamente minore, soprattutto se si arieggia molto.
Da qui la regola pratica: se i sintomi ci sono anche a gennaio e ad agosto, non sono i pollini. Un disturbo che non conosce stagioni, ma conosce le stanze, orienta verso gli allergeni domestici.
Come si diagnostica l’allergia agli acari
Il sospetto nasce dai sintomi, ma la diagnosi non si fa da soli: sensazioni e coincidenze non bastano, perché rinite cronica, deviazione del setto, rinite non allergica e altre allergie danno quadri sovrapponibili. Il percorso è strutturato in quattro passaggi.
1. Visita allergologica e anamnesi. È il passaggio che vale più di ogni esame. L’allergologo ricostruisce quando compaiono i sintomi, in quali ore della giornata, in quali stanze, come cambiano fuori casa, in vacanza, in montagna; indaga le caratteristiche dell’abitazione, l’umidità, la presenza di tappeti e moquette, gli animali. È da qui che si decide cosa testare.
2. Prick test. È l’esame di primo livello: sull’avambraccio si applicano gli estratti allergenici, compresi quelli degli acari, e la lettura avviene dopo 15-20 minuti. È rapido, non doloroso e si esegue anche nei bambini. Trovi i dettagli nella pagina dedicata al prick test. Va detto per chiarezza che il patch test, che si applica sulla schiena e si legge dopo giorni, serve per tutt’altro, cioè per le allergie da contatto: non è l’esame per gli acari.
3. IgE specifiche su sangue. Si usano quando la cute non è valutabile, per esempio in presenza di eczema diffuso o dermografismo, o quando l’antistaminico non può essere sospeso. La diagnostica molecolare, che dosa le IgE verso singole componenti allergeniche come Der p 1, Der p 2 e Der p 23, è un livello ulteriore: serve a distinguere una sensibilizzazione genuina da una cross-reattività e a valutare l’indicazione all’immunoterapia.
4. Spirometria. Quando ci sono tosse persistente, respiro sibilante o affanno, la valutazione della funzione respiratoria stabilisce se all’allergia si associa una componente asmatica, che cambia la terapia.
Un’avvertenza necessaria: i test venduti come alternativi, dal Vega test al test del capello ai test citotossici, non sono validati e non hanno alcun valore diagnostico. Anche i kit di autodiagnosi da farmacia non sostituiscono una valutazione, perché il dato di laboratorio, da solo, non dice se quella sensibilizzazione spieghi i sintomi.
Come si cura l’allergia agli acari
La terapia si muove su tre piani, che si integrano: ridurre l’esposizione, controllare i sintomi, agire sul meccanismo immunologico.
Il controllo dei sintomi si ottiene con antistaminici e con corticosteroidi nasali topici, questi ultimi particolarmente efficaci sull’ostruzione nasale persistente. Quando è presente una componente asmatica si aggiungono la terapia inalatoria di fondo e i broncodilatatori al bisogno. Sono tutti farmaci che richiedono prescrizione e adattamento al singolo caso: dosi e durata le stabilisce il medico, non il foglietto illustrativo.
L’immunoterapia allergene-specifica, il cosiddetto vaccino per l’allergia, è l’unico trattamento che non si limita a spegnere i sintomi. Consiste nella somministrazione regolare di dosi controllate dell’allergene, oggi quasi sempre per via sublinguale in gocce o compresse da assumere a casa, con l’obiettivo di indurre tolleranza. Dura di norma tre-cinque anni, richiede costanza e va prescritta dall’allergologo dopo una diagnosi precisa: è indicata quando i sintomi sono importanti, la terapia sintomatica non basta o si vuole ridurre il rischio di evoluzione asmatica.
L’allergia agli acari si può guarire?
La risposta onesta è che l’allergia agli acari si controlla, e che l’immunoterapia può modificarne la storia naturale riducendo i sintomi e il fabbisogno di farmaci anche dopo la fine del trattamento. Parlare di guarigione definitiva, però, sarebbe scorretto: la predisposizione atopica resta, e la risposta varia da persona a persona. Chi promette la guarigione dell’allergia sta vendendo qualcosa.
Cosa fare in casa: la bonifica ambientale
Gli interventi domestici non si equivalgono. Questa tabella li ordina per efficacia reale, perché l’errore più comune è investire molto in ciò che incide poco.
| Intervento | Quanto incide | Impegno e costo |
|---|---|---|
| Coprimaterasso e copricuscino antiacaro a trama fitta, con chiusura integrale | Molto alto: isola la fonte principale di allergene | Costo iniziale contenuto, nessun impegno quotidiano |
| Lavaggio della biancheria a 60 gradi, ogni settimana | Molto alto: sotto i 60 gradi gli acari sopravvivono | Nessun costo aggiuntivo, solo costanza |
| Umidità relativa sotto il 50%, con aerazione quotidiana ed eventuale deumidificatore | Alto: sottrae la condizione di sopravvivenza | Basso, salvo l’acquisto del deumidificatore |
| Rimozione di tappeti, moquette, tende pesanti e peluche dalla camera | Alto, soprattutto nella camera dei bambini | Nessun costo, ma richiede una scelta d’arredo |
| Aspirapolvere con filtro HEPA, evitando la scopa che risolleva la polvere | Medio: riduce il serbatoio, non elimina l’allergene nei tessuti | Costo medio dell’apparecchio |
| Peluche in freezer per 24 ore e poi lavati | Medio, limitato ai singoli oggetti | Nessun costo |
| Purificatori d’aria | Basso: l’allergene degli acari è pesante e sedimenta in fretta, resta poco in sospensione | Costo alto a fronte di un beneficio limitato |
| Spray acaricidi e materassi genericamente definiti antiacaro | Basso e non duraturo, senza le fodere a trama fitta | Spesa ricorrente |
La sintesi pratica è semplice: le prime quattro righe della tabella valgono più di tutte le altre messe insieme, e sono anche le meno costose.
Chi è allergico agli acari deve evitare alcuni alimenti?
La domanda è frequente, ma parte da una premessa sbagliata: non esiste una dieta per l’allergia agli acari. Gli acari sono un allergene inalante e nessun alimento va eliminato per il solo fatto di essere allergici a loro.
Esiste però un nesso documentato, ed è di altra natura: la cross-reattività. Gli acari e i crostacei condividono una proteina muscolare chiamata tropomiosina, molto simile nelle due specie. In una minoranza di persone sensibilizzate agli acari, il sistema immunitario riconosce anche la tropomiosina di gamberi, gamberetti, granchi e molluschi, e può reagire dopo averli mangiati. Non succede alla maggior parte degli allergici agli acari, e una sensibilizzazione rilevata in laboratorio non equivale a un’allergia clinica.
Un secondo fenomeno, raro ma reale, è la cosiddetta sindrome da pancake: una reazione anche grave dopo il consumo di cibi preparati con farina conservata a lungo in ambiente caldo e umido e infestata da acari della farina. Non è un’allergia all’alimento, ma all’acaro presente nella farina.
Quando ha senso parlarne con l’allergologo: se dopo crostacei o molluschi si sono avuti prurito orale, orticaria, gonfiore o disturbi respiratori. In quel caso si valuta la cross-reattività con la diagnostica molecolare. Escludere alimenti per prudenza, in assenza di sintomi, non ha alcuna utilità.
Quando rivolgersi all’allergologo a Busto Arsizio
Conviene prenotare una visita allergologica a Busto Arsizio quando i sintomi nasali durano più di qualche settimana, quando disturbano il sonno o quando si accompagnano a tosse persistente e affanno. La visita comprende l’inquadramento anamnestico e, quando indicato, l’esecuzione del prick test nella stessa sede.
Santagostino Busto Arsizio
Piazza Santa Maria angolo via Sant’Antonio, 21052 Busto Arsizio (VA)
Tel. 0331 1850894
Lunedì e venerdì 07:30-13:00 e 14:00-19:30, sabato 07:30-12:30, domenica chiuso. La sede è in area pedonale, servita dalle linee bus 1, 2, 55, 110, 650, 880 e H609, ed è accessibile alle persone con disabilità.
Domande frequenti sull’allergia agli acari
Come capire se si è allergici agli acari?
Il primo indizio è il quadro: sintomi nasali e respiratori presenti tutto l’anno, che peggiorano di notte e al risveglio e migliorano fuori casa o in montagna. La conferma arriva dalla visita allergologica con prick test o, in alternativa, dal dosaggio delle IgE specifiche.
Quando è il periodo peggiore per gli acari?
Settembre-novembre, seguito dalla primavera. In autunno si riaccendono i riscaldamenti, l’umidità resta alta, si arieggia meno e si riaprono piumoni e coperte: la carica allergenica accumulata nei mesi caldi si concentra proprio quando la casa si chiude.
Perché i sintomi peggiorano di notte?
Perché materasso e cuscino sono il punto di massima concentrazione dell’allergene e a letto si passano sette o otto ore con il viso a pochi centimetri dalla fonte. Ogni movimento nel sonno risolleva le particelle, e da qui il naso chiuso notturno e gli starnuti al risveglio.
Chi è allergico agli acari deve evitare alcuni alimenti?
No, non esiste una dieta per l’allergia agli acari. L’unico nesso documentato è la cross-reattività con crostacei e molluschi dovuta alla tropomiosina, che riguarda una minoranza di persone. Si indaga solo se compaiono sintomi dopo averli mangiati.
L’allergia agli acari si può curare definitivamente?
Si controlla efficacemente. L’immunoterapia allergene-specifica può modificare la storia naturale della malattia, riducendo sintomi e farmaci anche dopo la fine del ciclo, ma non esiste una guarigione garantita: la predisposizione atopica resta e la risposta varia da persona a persona.
Come si eliminano gli acari dal materasso?
Non si eliminano del tutto: si isolano. La misura più efficace è la fodera antiacaro a trama fitta con chiusura integrale su materasso e cuscini, associata al lavaggio settimanale della biancheria a 60 gradi e al mantenimento dell’umidità sotto il 50%.
Il purificatore d’aria serve contro gli acari?
Poco. L’allergene degli acari è pesante, resta in sospensione solo per qualche minuto dopo essere stato sollevato e poi sedimenta nei tessuti. Un purificatore agisce sul particolato aerodisperso, non sul serbatoio: le fodere antiacaro e il lavaggio a 60 gradi incidono molto di più.
L’allergia agli acari può causare l’asma?
Sì, l’allergia agli acari è una delle cause più frequenti di asma allergico, soprattutto nei bambini. Tosse notturna, respiro sibilante e affanno sotto sforzo vanno segnalati al medico, perché richiedono una valutazione della funzione respiratoria e una terapia dedicata.
Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce la valutazione dello specialista; nessuna terapia va iniziata o sospesa in autonomia. Per approfondire si rimanda all’Istituto Superiore di Sanità e a EAACI.