L’artrosi: come può colpire tutto il corpo
L’artrosi rappresenta una delle patologie articolari più diffuse, specialmente tra la popolazione over 50.
Questa condizione degenerativa può interessare diverse articolazioni del corpo, causando dolore persistente e limitazioni nei movimenti quotidiani. Ma cos’è esattamente l’artrosi e come può manifestarsi nelle diverse parti del nostro organismo?
Che cos’è l’artrosi?
L’artrosi, o osteoartrosi, è una malattia degenerativa delle articolazioni caratterizzata dal progressivo deterioramento della cartilagine articolare. Questo tessuto elastico che riveste le estremità delle ossa ha la funzione di ammortizzare i movimenti e permettere lo scorrimento fluido tra le superfici ossee.
Con il passare del tempo la cartilagine può assottigliarsi e danneggiarsi, causando attrito tra le ossa e innescando un processo infiammatorio che porta alla formazione di osteofiti (speroni ossei) e a cambiamenti nella struttura articolare. Il risultato è un’articolazione più rigida, dolorante e meno funzionale.
Artrite e artrosi: che differenza c’è
I due termini vengono usati come sinonimi, ma indicano cose diverse. L’artrosi è una malattia degenerativa: la cartilagine si consuma e l’articolazione si deteriora nel tempo. Il dolore è di tipo meccanico, peggiora con l’uso e nel corso della giornata, migliora con il riposo; la rigidità al mattino c’è, ma dura pochi minuti.
L’artrite è invece un’infiammazione dell’articolazione. Il dolore è di tipo infiammatorio: peggiora a riposo e di notte, migliora muovendosi; la rigidità mattutina è prolungata, spesso oltre i trenta minuti o un’ora. L’articolazione può essere gonfia, calda e arrossata, e il quadro è frequentemente sistemico, con stanchezza, febbricola e coinvolgimento di più articolazioni in modo simmetrico. La forma più nota è l’artrite reumatoide, una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca la membrana sinoviale.
| Criterio osservabile | Artrosi | Artrite |
|---|---|---|
| Quando fa più male | Con l’uso e a fine giornata | A riposo e di notte |
| Come reagisce al movimento | Peggiora muovendosi, migliora fermandosi | Migliora muovendosi, peggiora stando fermi |
| Rigidità al mattino | Breve, pochi minuti | Prolungata, spesso oltre 30-60 minuti |
| Gonfiore e calore | Di norma assenti, salvo fasi di riacutizzazione | Frequenti: articolazione gonfia, calda, a volte arrossata |
| Quante articolazioni | Le articolazioni sotto carico o usurate, in modo asimmetrico | Spesso molte e in modo simmetrico, comprese le piccole articolazioni delle mani |
| A che età compare | In genere dopo i 50 anni | A qualsiasi età, anche nel giovane adulto |
Due precisazioni necessarie. La prima: le due condizioni possono coesistere nella stessa persona, e su un’artrosi di lunga data può innestarsi una componente infiammatoria. La seconda, più importante: questi criteri orientano, non diagnosticano. La distinzione si fa con la visita e con gli esami, perché un’artrite infiammatoria non riconosciuta può danneggiare le articolazioni in modo irreversibile. In presenza di rigidità mattutina prolungata, gonfiore articolare o indici di infiammazione alterati come una VES alta, il riferimento è il reumatologo; l’artrosi è invece di competenza ortopedica e fisiatrica.
Come l’artrosi colpisce il corpo: manifestazioni nei diversi distretti
Artrosi cervicale
Il collo è una delle sedi più comuni di artrosi. L’artrosi cervicale interessa le vertebre del tratto superiore della colonna e può manifestarsi con dolore e rigidità del collo, spesso più intensi al mattino, limitazione nei movimenti rotatori della testa, crepitii durante il movimento, mal di testa che parte dalla nuca, formicolii o debolezza che si irradiano verso spalle e braccia. In alcuni casi può causare compressione delle radici nervose (cervicobrachialgia) o del midollo spinale, con sintomi neurologici più seri.
Artrosi delle mani
Le mani, e in particolare le articolazioni delle dita, sono spesso colpite. I segni tipici includono i noduli di Heberden e Bouchard, piccole protuberanze ossee, la deformazione delle dita, il dolore durante attività quotidiane come scrivere o afferrare oggetti, la rigidità dopo periodi di inattività e la perdita di forza nella presa.
Rizoartrosi: l’artrosi del pollice
La rizoartrosi, o rizartrosi, è l’artrosi dell’articolazione alla base del pollice, tra il primo metacarpo e il trapezio. È particolarmente invalidante perché quell’articolazione è coinvolta in quasi tutti i gesti di presa: aprire un barattolo, girare una chiave, strizzare uno straccio, scrivere.
Si manifesta con dolore alla base del pollice, che compare durante la presa di forza e si attenua a riposo, perdita progressiva della forza nella pinza, e con il tempo una deformità visibile della base del pollice. È più frequente nelle donne dopo la menopausa e in chi ha svolto lavori manuali ripetitivi.
Nelle fasi iniziali si gestisce con l’uso di un tutore notturno, la correzione dei gesti di presa e la terapia del dolore; nelle forme avanzate si valutano le opzioni chirurgiche. È una delle localizzazioni in cui la fisioterapia della mano dà i risultati migliori se iniziata presto.
Artrosi del ginocchio
Il ginocchio, essendo un’articolazione sottoposta a notevole carico, è frequentemente interessato. La gonartrosi si manifesta con dolore durante il movimento e talvolta anche a riposo, rigidità dopo essere stati seduti a lungo, sensazione di instabilità o cedimento, rumori articolari durante il movimento, limitazione progressiva del range di movimento, gonfiore e versamento articolare. Chi ne soffre riferisce spesso difficoltà nel salire le scale, camminare per lunghi tratti o alzarsi dalla posizione seduta.
Artrosi dell’anca
L’artrosi dell’anca, o coxartrosi, è una condizione particolarmente invalidante che può compromettere significativamente la mobilità. I sintomi comprendono dolore all’inguine, alla coscia o al gluteo, limitazione nei movimenti di flessione e rotazione, zoppia o alterazione del passo, dolore che peggiora con l’attività e migliora con il riposo, rigidità dopo periodi di inattività e difficoltà a mettersi scarpe e calzini.
Artrosi della colonna vertebrale
Oltre al tratto cervicale, l’artrosi può colpire anche altri segmenti della colonna. La spondiloartrosi interapofisaria interessa le piccole articolazioni tra le vertebre e può causare dolore localizzato o diffuso lungo la schiena, rigidità e difficoltà nei movimenti, dolore che si irradia alle gambe in caso di compressione nervosa, sensazione di debolezza muscolare.
Artrosi della spalla
Meno frequente di quella di anca e ginocchio, perché la spalla non è sottoposta al carico del peso corporeo, ma spesso conseguente a traumi, lussazioni o lesioni della cuffia dei rotatori. Si manifesta con dolore profondo, che aumenta sollevando il braccio sopra la testa o portando la mano dietro la schiena, crepitii durante i movimenti e progressiva riduzione dell’escursione articolare.
Il disturbo che i pazienti riferiscono per primo è spesso notturno: il dolore quando si dorme sul lato colpito. Poiché una spalla dolorosa tende a essere immobilizzata spontaneamente, il rischio è la rigidità secondaria, ed è la ragione per cui la riabilitazione si imposta presto.
Artrosi del piede e della caviglia
Nel piede la sede più colpita è l’articolazione alla base dell’alluce, dove l’artrosi prende il nome di alluce rigido: il dolore compare nella fase di spinta del passo e il movimento di estensione dell’alluce si riduce progressivamente. Possono essere interessate anche le articolazioni del mesopiede e le piccole articolazioni delle dita.
L’artrosi della caviglia è più rara come forma primitiva ed è quasi sempre post-traumatica, conseguenza di fratture o di distorsioni gravi e ripetute. Si manifesta con dolore sotto carico, gonfiore a fine giornata e instabilità sui terreni irregolari. In entrambi i distretti la calzatura corretta e, quando indicati, i plantari su misura incidono sul dolore quanto la terapia farmacologica.
Artrosi diffusa: quando colpisce più articolazioni
Si parla di artrosi diffusa, o poliarticolare, quando il processo degenerativo interessa contemporaneamente più distretti, tipicamente mani, ginocchia, anche e colonna. È più comune nelle donne dopo la menopausa e ha una componente familiare riconoscibile.
Il coinvolgimento di molte articolazioni, però, è anche il modo in cui si presentano le artriti infiammatorie: una forma poliarticolare che compare in età non avanzata, con rigidità mattutina prolungata e gonfiore, va valutata dal reumatologo prima di essere etichettata come artrosi. Quando la diagnosi di artrosi diffusa è confermata, la gestione è per sua natura multidisciplinare, perché nessuna singola terapia copre tutti i distretti coinvolti.
Fattori di rischio dell’artrosi diffusa
- Età avanzata: il rischio aumenta progressivamente con l’invecchiamento
- Fattori genetici e familiarità
- Sovrappeso e obesità, che aumentano il carico sulle articolazioni
- Pregressi traumi o fratture articolari
- Attività lavorative o sportive che sovraccaricano ripetutamente le articolazioni
- Malformazioni congenite delle articolazioni
- Altre patologie reumatiche preesistenti
Diagnosi dell’artrosi
Per diagnosticare correttamente l’artrosi e valutarne l’estensione nel corpo sono necessari un’accurata anamnesi con esame obiettivo ed esami radiografici, che mostrano il restringimento dello spazio articolare, la formazione di osteofiti e le altre alterazioni ossee. In alcuni casi si ricorre alla risonanza magnetica, per valutare più dettagliatamente i tessuti molli e le strutture articolari, e all’analisi del liquido sinoviale, quando serve a escludere altre patologie.
Gli esami del sangue non servono a diagnosticare l’artrosi, che non altera gli indici di infiammazione: servono a escludere un’artrite. Una VES alta o una PCR elevata in una persona con dolore articolare orientano verso un’origine infiammatoria e cambiano il percorso diagnostico.
Trattamento dell’artrosi diffusa
Il trattamento dell’artrosi che colpisce diverse articolazioni deve essere personalizzato e multimodale.
Approccio farmacologico
Comprende analgesici per il controllo del dolore, farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per ridurre l’infiammazione e, quando indicate dallo specialista, infiltrazioni intra-articolari di corticosteroidi o acido ialuronico. Dosaggi e durata delle terapie sono di competenza medica: i FANS assunti a lungo in autonomia hanno effetti gastrici e renali tutt’altro che trascurabili.
Terapie fisiche e riabilitative
La fisioterapia mirata a rafforzare i muscoli che sostengono l’articolazione è il pilastro del trattamento conservativo, insieme agli esercizi di mobilizzazione per mantenere la flessibilità, alle tecniche di terapia manuale e all’applicazione di caldo o freddo per alleviare il dolore.
Modifiche dello stile di vita
Controllo del peso corporeo, attività fisica adeguata e regolare, ergonomia corretta nelle attività quotidiane e utilizzo di ausili quando necessario.
Interventi chirurgici
Nei casi più gravi, quando le terapie conservative non bastano a controllare i sintomi, si valutano l’artroscopia per ripulire l’articolazione, l’osteotomia per riallinearla e l’artroprotesi, cioè la sostituzione dell’articolazione danneggiata con una protesi.
Convivere con l’artrosi: cosa fare e cosa evitare
L’artrosi si gestisce più con le abitudini quotidiane che con i farmaci. Il principio generale è uno: il movimento fa bene, il carico eccessivo no. L’immobilità peggiora l’artrosi, perché indebolisce i muscoli che proteggono l’articolazione.
Meglio il caldo o il freddo?
Dipende dalla fase, e questa è la ragione per cui la stessa persona può trovarsi bene con entrambi in momenti diversi.
- Il freddo serve quando l’articolazione è gonfia, calda e dolente dopo uno sforzo: riduce l’infiammazione e attenua il dolore acuto. Si applica per 15-20 minuti, mai a contatto diretto con la pelle.
- Il caldo serve contro la rigidità, tipicamente al mattino o prima di muoversi: rilassa la muscolatura e migliora la mobilità. È utile anche prima degli esercizi di fisioterapia.
- Regola pratica: freddo quando è gonfia, caldo quando è rigida. Se il calore aumenta il dolore e il gonfiore, va sospeso.
Quali movimenti evitare
Non esiste una lista valida per tutti, ma alcune indicazioni ricorrono per distretto.
- Anca: evitare le sedute molto basse e i divani morbidi, le flessioni profonde, l’accavallare le gambe, la corsa su asfalto e i movimenti di rotazione forzata. Attenzione anche al piegarsi in avanti a gambe tese per raccogliere oggetti.
- Ginocchio: limitare scale e discese ripide, che caricano l’articolazione molto più della camminata in piano, e la posizione accovacciata o in ginocchio prolungata.
- Mani e pollice: evitare le prese di forza con pochi diti, usare apriscatole e ausili, preferire impugnature larghe, distribuire il peso delle borse sull’avambraccio.
- Colonna: evitare il sollevamento di pesi a schiena flessa e le torsioni sotto carico.
Evitare un movimento non significa smettere di muoversi: significa sostituirlo. Gli esercizi specifici da fare e quelli da escludere li indica il fisioterapista in base al distretto e al grado di artrosi.
Camminare fa bene o male?
Fa bene, ed è tra le attività più consigliate: mantiene il trofismo muscolare, favorisce la nutrizione della cartilagine e aiuta il controllo del peso. Valgono però tre accorgimenti: camminare in piano e su terreno regolare, con calzature ammortizzate e, se indicati, plantari; procedere per tempi progressivi, partendo da sessioni brevi e frequenti; fermarsi se compare dolore che persiste il giorno dopo, perché è il segnale che il carico è stato eccessivo. Anche nuoto e bicicletta sono indicati, perché scaricano il peso dall’articolazione.
Alimentazione e artrosi
Va detto con chiarezza: nessuna dieta cura l’artrosi e nessun alimento rigenera la cartilagine. Quello che incide, e molto, è il peso corporeo: ogni chilo in meno riduce il carico su ginocchia e anche in misura moltiplicata a ogni passo, ed è l’intervento non farmacologico con il miglior rapporto tra sforzo e risultato.
Sul caffè, domanda frequente: non ci sono evidenze che il consumo abituale peggiori l’artrosi, e non c’è motivo di eliminarlo. Un’alimentazione equilibrata, con un adeguato apporto di calcio e vitamina D per la salute dell’osso, resta il consiglio sensato; le diete di esclusione e gli integratori proposti come rigeneranti articolari non hanno prove sufficienti a giustificarne il costo.
A chi rivolgersi per l’artrosi a Busto Arsizio
Gli specialisti coinvolti sono diversi e non si escludono. L’ortopedico è il riferimento per l’inquadramento del danno articolare e per la valutazione delle opzioni chirurgiche. Il reumatologo interviene quando serve escludere un’artrite infiammatoria: rigidità mattutina prolungata, gonfiore articolare, coinvolgimento simmetrico o indici di infiammazione alterati sono i segnali che lo richiedono. Il fisiatra imposta il programma riabilitativo e il fisioterapista lo esegue, lavorando sul rinforzo muscolare e sul recupero della mobilità.
Al Santagostino di Busto Arsizio, in piazza Santa Maria angolo via Sant’Antonio, è possibile prenotare online una visita reumatologica a Busto Arsizio e le altre valutazioni specialistiche dell’apparato muscoloscheletrico, senza impegnativa del medico di base.
Domande frequenti sull’artrosi
Che differenza c’è tra artrite e artrosi?
L’artrosi è degenerativa: la cartilagine si consuma, il dolore peggiora con l’uso e la rigidità mattutina dura pochi minuti. L’artrite è infiammatoria: il dolore peggiora a riposo e di notte, la rigidità mattutina supera i trenta minuti e l’articolazione può essere gonfia e calda.
L’artrosi si può guarire?
No, il danno alla cartilagine non è reversibile e nessuna terapia la rigenera. Si può però rallentare la progressione e controllare bene i sintomi, con il calo di peso, l’esercizio mirato, la fisioterapia e la terapia del dolore. Nei casi avanzati la protesi restituisce funzione.
Per l’artrosi è meglio il caldo o il freddo?
Il freddo quando l’articolazione è gonfia, calda e dolente dopo uno sforzo; il caldo quando prevale la rigidità, soprattutto al mattino o prima dell’attività. Entrambi si applicano per 15-20 minuti e mai a contatto diretto con la pelle.
Camminare fa bene con l’artrosi?
Sì, è una delle attività più consigliate, purché in piano, su terreno regolare, con calzature ammortizzate e con tempi progressivi. L’immobilità peggiora l’artrosi perché indebolisce i muscoli che proteggono l’articolazione. Nuoto e bicicletta sono altrettanto indicati.
Quali movimenti evitare con l’artrosi all’anca?
Le sedute molto basse e i divani morbidi, le flessioni profonde dell’anca, l’accavallare le gambe, le rotazioni forzate, la corsa su asfalto e il piegarsi in avanti a gambe tese. Gli esercizi alternativi vanno concordati con il fisioterapista.
Che esami servono per diagnosticare l’artrosi?
La radiografia è l’esame di riferimento, perché mostra la riduzione dello spazio articolare e gli osteofiti. La risonanza magnetica serve per i tessuti molli. Gli esami del sangue non diagnosticano l’artrosi, ma servono a escludere un’artrite infiammatoria.
L’artrosi dà diritto all’invalidità?
Può darne diritto, ma non per la diagnosi in sé: conta il grado di limitazione funzionale documentato. La valutazione spetta alla commissione medica competente, sulla base della documentazione clinica e strumentale raccolta dallo specialista che segue il caso.
A chi devo rivolgermi per l’artrosi?
All’ortopedico per l’inquadramento del danno articolare, al reumatologo se serve escludere un’artrite infiammatoria, al fisiatra e al fisioterapista per il programma riabilitativo. Il medico di base è il primo riferimento e indirizza allo specialista più adatto al quadro.
Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce la valutazione dello specialista; nessuna terapia va iniziata o sospesa in autonomia. Per approfondire si rimanda alla Società Italiana di Reumatologia e all’Istituto Superiore di Sanità.