Afasia: che cos’è, quali tipi e come si recupera
L’afasia è un disturbo acquisito del linguaggio causato da una lesione delle aree cerebrali che lo governano, quasi sempre nell’emisfero sinistro. Può compromettere il parlare, il comprendere, il leggere e lo scrivere, in combinazioni diverse da persona a persona. Non è un deficit di intelligenza: chi ha l’afasia continua a pensare come prima, ma non riesce a esprimerlo con le parole.
Questa distinzione va tenuta presente fin dall’inizio, perché è l’equivoco che pesa di più sulle persone afasiche e su chi sta loro accanto. Se stai leggendo come familiare, in fondo alla pagina trovi un vademecum pratico su come comunicare con una persona afasica.
Cos’è l’afasia
L’afasia è un disturbo acquisito della comunicazione linguistica causato da un danno alle aree cerebrali responsabili del linguaggio. Queste aree sono principalmente localizzate nell’emisfero sinistro del cervello, nella regione perisilviana, e comprendono l’area di Broca, responsabile della produzione del linguaggio, e l’area di Wernicke, coinvolta nella comprensione.
A differenza di altri disturbi della comunicazione, l’afasia:
- è acquisita, cioè si manifesta in persone che avevano già sviluppato normali abilità linguistiche
- non è dovuta a deficit sensoriali, come la sordità, né motori, come la paralisi dei muscoli oro-facciali
- non è causata da un deterioramento cognitivo generalizzato, come nella demenza
- non è un disturbo psichiatrico o psicologico.
Le persone con afasia mantengono la loro intelligenza, anche se possono avere difficoltà a esprimerla attraverso il linguaggio.
Afasia, disartria e afonia: che differenza c’è
Sono tre parole che si sentono spesso insieme, ma indicano problemi diversi in tre punti diversi della catena che porta dal pensiero alla parola detta. L’afasia riguarda il contenuto, la disartria il motore, l’afonia lo strumento.
| Che cosa è compromesso | Come suona nella pratica | Chi se ne occupa | |
|---|---|---|---|
| Afasia | L’elaborazione del linguaggio nel cervello | La persona sa che cosa vuole dire ma non trova la parola, oppure parla fluentemente producendo frasi senza senso | Neurologo e logopedista |
| Disartria | Il controllo dei muscoli che articolano i suoni | La persona sa la parola e la sceglie correttamente, ma non riesce a pronunciarla: la voce è impastata, lenta, poco intelligibile | Neurologo, foniatra e logopedista |
| Afonia o disfonia | La produzione della voce a livello delle corde vocali | La persona ha la parola e l’articolazione, ma la voce non esce o è ridotta a un sussurro roco | Otorinolaringoiatra e foniatra |
Le tre condizioni possono coesistere: dopo un ictus, per esempio, non è raro che afasia e disartria siano presenti insieme. Distinguerle conta perché la riabilitazione è diversa.
Cause dell’afasia
L’afasia è sempre il risultato di un danno cerebrale che colpisce le aree del linguaggio. Le cause più comuni sono:
- Ictus cerebrale: è la causa più frequente, responsabile di circa l’80% dei casi, sia nella forma ischemica, per occlusione di un’arteria, sia in quella emorragica, per rottura di un vaso.
- Trauma cranico: l’entità del disturbo dipende dalla localizzazione e dalla gravità della lesione.
- Tumori cerebrali che coinvolgono o comprimono le aree del linguaggio: in questi casi il disturbo si sviluppa gradualmente.
- Infezioni cerebrali come encefalite, meningite o ascessi.
- Disturbi neurodegenerativi: afasia primaria progressiva, alcune forme di demenza fronto-temporale, malattia di Alzheimer nelle fasi avanzate.
- Altre cause, meno frequenti: interventi neurochirurgici, epilessia, malattie demielinizzanti come la sclerosi multipla, emicrania con aura, che può dare un’afasia transitoria.
Tipi di afasia
Prima di entrare nel dettaglio conviene tenere a mente tre grandi categorie, perché orientano la lettura di tutto ciò che segue. Nelle afasie non fluenti la persona parla poco e con fatica, ma capisce discretamente: appartengono a questo gruppo l’afasia di Broca e quella transcorticale motoria. Nelle afasie fluenti il linguaggio esce con facilità ma è alterato nel contenuto, mentre la comprensione è compromessa: è il caso dell’afasia di Wernicke, di quella anomica e di quella transcorticale sensoriale. Nell’afasia globale, infine, sono compromesse insieme produzione e comprensione.
Afasia di Broca (o afasia motoria o non fluente)
Causata da lesioni dell’area di Broca, nel lobo frontale sinistro. La produzione è non fluente, telegrafica e faticosa; la comprensione è relativamente preservata; ripetizione e denominazione sono compromesse. La persona è spesso consapevole dei propri errori, il che rende questa forma particolarmente frustrante. È spesso accompagnata da emiparesi destra.
Afasia di Wernicke (o afasia sensoriale o fluente)
Causata da lesioni dell’area di Wernicke, nel lobo temporale sinistro. Il linguaggio è fluente ma pieno di errori, con parafasie e neologismi; la comprensione è gravemente compromessa, così come ripetizione e denominazione. A differenza dell’afasia di Broca, la persona spesso non è consapevole dei propri errori e non capisce perché gli altri non la seguano. Può associarsi a deficit del campo visivo.
Afasia globale
Causata da lesioni estese che coinvolgono sia l’area di Broca sia quella di Wernicke. Produzione, comprensione, ripetizione e denominazione sono tutte gravemente compromesse, con un linguaggio spesso ridotto a poche parole o suoni. È frequentemente associata a emiplegia destra e a deficit del campo visivo.
Afasia di conduzione
Causata da lesioni del fascicolo arcuato, che connette le due aree del linguaggio. La produzione è relativamente fluente ma con pause e autocorrezioni, la comprensione è preservata, la ripetizione è gravemente compromessa ed è l’elemento che la caratterizza.
Afasia anomica
Caratterizzata soprattutto dalla difficoltà nella denominazione. Il linguaggio è fluente ma interrotto da frequenti pause per cercare le parole, mentre comprensione e ripetizione restano ben preservate.
Afasie transcorticali
Hanno in comune la ripetizione preservata. Nella forma transcorticale motoria la produzione è non fluente ma la comprensione è relativamente buona; nella forma transcorticale sensoriale la produzione è fluente con parafasie e la comprensione è compromessa. In entrambe la denominazione è difficoltosa.
Afasia primaria progressiva
Non è causata da un evento acuto ma da un processo neurodegenerativo, con peggioramento graduale dei sintomi nel tempo. Se ne distinguono tre varianti: non fluente, semantica e logopenica.
Sintomi dell’afasia
I sintomi variano in base al tipo e alla gravità del disturbo.
Problemi di espressione verbale: difficoltà a trovare le parole appropriate (anomia); linguaggio telegrafico, con omissione delle parole funzionali; frasi incomplete o grammaticalmente scorrette; sostituzione di parole con altre foneticamente simili (parafasie fonemiche) o semanticamente correlate (parafasie semantiche); creazione di parole inesistenti (neologismi); eloquio non fluente con pause e incertezze, oppure fluente ma privo di significato.
Problemi di comprensione: difficoltà a comprendere il linguaggio parlato, a seguire conversazioni rapide o complesse, a cogliere battute, metafore e doppi sensi.
Problemi di lettura e scrittura: difficoltà nella lettura (alessia) e nella scrittura (agrafia), con errori ortografici o grammaticali.
Impatto emotivo: frustrazione per l’incapacità di comunicare, isolamento sociale, ansia e umore depresso, perdita di identità e di ruolo sociale. È una componente che va riconosciuta e trattata, non considerata secondaria.
Diagnosi dell’afasia
La diagnosi si basa su tre livelli. La valutazione neurologica comprende l’esame neurologico completo, la raccolta della storia clinica e l’identificazione di altri deficit associati. La valutazione logopedica utilizza test standardizzati del linguaggio ed esamina separatamente comprensione, produzione verbale, lettura, scrittura e ripetizione: è ciò che permette di stabilire il tipo di afasia e di costruire il programma riabilitativo. Il neuroimaging comprende la TC, utile nella fase acuta, la risonanza magnetica per immagini più dettagliate, la risonanza funzionale e, in casi selezionati, PET o SPECT.
Trattamento dell’afasia
Il trattamento punta a migliorare le capacità comunicative e a compensare i deficit.
Terapia logopedica
La riabilitazione logopedica è il cardine del trattamento e comprende esercizi per migliorare la denominazione, tecniche per facilitare il recupero delle parole, strategie di comunicazione alternativa, training della comprensione, esercizi di lettura e scrittura. L’approccio varia in base al tipo di afasia, alla gravità e alle esigenze individuali: per questo gli esercizi non si scelgono da soli né si copiano da un programma altrui, ma vengono impostati dal logopedista dopo la valutazione.
Terapie in fase di studio
La stimolazione cerebrale non invasiva (tDCS, TMS) e la terapia farmacologica sono tuttora sperimentali: vengono studiate come possibile supporto alla logopedia, non come sostituti, e non rientrano nella pratica clinica corrente. Le app e le tecnologie assistive per la comunicazione, invece, sono strumenti concreti, da scegliere con il logopedista in base al profilo della persona.
Supporto psicologico
È fondamentale per aiutare la persona e i familiari ad affrontare l’impatto emotivo dell’afasia, attraverso counseling individuale e familiare, gruppi di supporto e psicoeducazione. Al Santagostino di Busto Arsizio questo percorso può essere seguito presso l’ambulatorio di psicoterapia.
Prognosi e recupero
“Si guarisce dall’afasia?” è la prima domanda che si fa chi riceve questa diagnosi in famiglia, e merita una risposta onesta: il recupero è possibile e spesso significativo, ma non è garantito e raramente è completo. Quanto si recupera dipende da fattori che variano da persona a persona, e nessuno può formulare una previsione individuale prima di aver visto l’evoluzione delle prime settimane.
I fattori che influenzano il recupero sono la causa dell’afasia, con una prognosi generalmente migliore per le forme post-ictus rispetto a quelle degenerative; l’età, con un recupero tendenzialmente migliore nei pazienti più giovani; l’estensione del danno cerebrale; il tipo di afasia, con una prognosi peggiore per la forma globale; la tempestività e l’intensità della riabilitazione; e infine fattori individuali come motivazione, supporto familiare e altre patologie presenti.
Il recupero attraversa tre fasi: la fase acuta, nei primi giorni dopo l’evento, caratterizzata da maggiore instabilità; la fase subacuta, da uno a sei mesi, che è il periodo di recupero più rapido; la fase cronica, oltre i sei mesi, in cui il recupero è più lento ma resta possibile. Un punto va sottolineato, perché spesso non viene detto: il miglioramento può continuare anche a distanza di anni dall’esordio, purché la riabilitazione prosegua.
Strategie di comunicazione per familiari e caregiver
I familiari e i caregiver hanno un ruolo decisivo, e spesso nessuno spiega loro come comportarsi. Questo schema mette a confronto ciò che aiuta e ciò che, pur nascendo da buone intenzioni, ostacola.
| Cosa aiuta | Cosa non aiuta |
|---|---|
| Parlare lentamente, con frasi brevi e semplici | Alzare la voce: non è un problema di udito |
| Lasciare tempo per rispondere, anche molto | Completare le frasi al posto suo o incalzare |
| Fare una domanda per volta, meglio se a risposta chiusa o a scelta multipla | Sovrapporre più domande o cambiare argomento in fretta |
| Usare gesti, scrittura, immagini e oggetti a supporto | Insistere solo sul parlato quando non funziona |
| Rivolgersi direttamente alla persona, con tono adulto | Parlare al familiare presente come se lei non ci fosse |
| Verificare di aver capito, ripetendo con parole proprie | Fingere di aver capito per non metterla in difficoltà |
| Ridurre rumore di fondo e distrazioni | Provare a conversare con la televisione accesa o in luoghi affollati |
Vale un principio generale: le strategie più efficaci sono quelle suggerite dal logopedista che segue il caso, perché tengono conto del tipo di afasia. In una forma non fluente, per esempio, ha senso lasciare tempo e accettare il canale scritto; in una forma fluente con comprensione compromessa serve invece semplificare drasticamente le frasi e appoggiarsi ai gesti.
Risorse di supporto
Numerose associazioni offrono supporto alle persone con afasia e alle loro famiglie: A.IT.A. (Associazione Italiana Afasici), le associazioni di pazienti colpiti da ictus, i centri di riabilitazione specializzati, i gruppi di auto-aiuto e le community online. Per i disturbi della voce e della comunicazione, al Santagostino di Busto Arsizio è attivo l’ambulatorio di foniatria.
L’afasia rappresenta una sfida significativa, ma con il giusto supporto, una riabilitazione appropriata e strategie comunicative efficaci molte persone migliorano in modo sensibile le proprie capacità comunicative e la qualità della vita.
Domande frequenti sull’afasia
Che cosa si intende per afasia?
Un disturbo acquisito del linguaggio dovuto a una lesione delle aree cerebrali che lo governano, di norma nell’emisfero sinistro. Può colpire il parlare, il comprendere, il leggere e lo scrivere, in combinazioni diverse. Non intacca l’intelligenza: la persona pensa come prima, ma non riesce a esprimersi.
Quali sono i tipi di afasia?
Si raggruppano in tre categorie: non fluenti, come l’afasia di Broca, in cui si parla poco e con fatica ma si capisce; fluenti, come quella di Wernicke, in cui si parla facilmente ma con errori e senza comprendere; globale, in cui produzione e comprensione sono entrambe compromesse.
Che differenza c’è tra afasia e disartria?
Nell’afasia è compromessa l’elaborazione del linguaggio: la persona non trova la parola. Nella disartria il linguaggio è integro ma è alterato il controllo dei muscoli che articolano i suoni: la persona sa la parola e non riesce a pronunciarla. Possono coesistere dopo un ictus.
Si può guarire dall’afasia?
Il recupero è possibile e spesso significativo, ma non è garantito e raramente è completo. Dipende da causa, estensione della lesione, età, tipo di afasia e soprattutto dalla precocità e dall’intensità della riabilitazione. I miglioramenti possono continuare anche a distanza di anni.
Chi cura l’afasia?
Il logopedista è la figura che conduce la riabilitazione del linguaggio, in collaborazione con il neurologo, che segue la causa neurologica. A seconda del caso intervengono anche il fisiatra, il foniatra e lo psicologo, per l’impatto emotivo su paziente e familiari.
Quanto dura la riabilitazione?
Non ha una durata prestabilita. La fase di recupero più rapido è quella tra uno e sei mesi dall’evento, ma il lavoro riabilitativo prosegue spesso ben oltre, con ritmi più lenti. Frequenza e durata le stabilisce il logopedista in base alla risposta della persona.
L’afasia è sempre causata da un ictus?
No, ma l’ictus è di gran lunga la causa più frequente, all’origine di circa l’80% dei casi. Le altre cause sono traumi cranici, tumori cerebrali, infezioni del sistema nervoso e malattie neurodegenerative, come l’afasia primaria progressiva.
Come si comunica con una persona afasica?
Con frasi brevi e lente, una domanda per volta, tempo per rispondere senza completare le frasi al posto suo, supporti visivi e gesti, rumore di fondo ridotto. Ci si rivolge sempre direttamente a lei, con tono adulto, e non si finge di aver capito.
Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce la valutazione dello specialista: nessuna prognosi individuale né alcun programma riabilitativo si definisce senza una valutazione neurologica e logopedica. Per approfondire si rimanda alla Federazione Logopedisti Italiani e all’Istituto Superiore di Sanità.